Sono cresciuto a pane e calcio , vero , ma non è stata tutta colpa mia!
Fin da bambino , quasi costretto , controvoglia , ma per necessità , brucavo nei peggiori campi della periferia pescarese , "per colpa" di quel sant'uomo di mio padre che ancora si deliziava alla tenera età di 35 anni , prima , di giocare nella Castellammare , quella che una volta era la Virtus Pescara , squadra di rilievo del panorama dilettantistico Abruzzese , poi , di allenarla per fare in seguito il "salto di qualità" passando alla Renato Curi , e io sempre li , sempre con il pallone al suo seguito ,mi ritrovavo a tirare bordate impressionati(!!) contro qualunque tipo di muro , dove una porta immaginaria , con un portiere immaginario , solcavano il limite tra immaginazione e realtà.
Le società dilettantistiche di un tempo , come molte cose del resto , avevano un fascino particolare.
Fascino antropologico per lo piu' ,
i figuri che costituivano quella che era LA DIRIGENZA erano semplici appassionati , genuini , a tal punto di credere anche in quel bambino che tirava calci ad un pallone contro un muro , genuini al punto di passare minuti che per me erano interminabili a giocare col pargolo a "passaggi".
Di personaggi me ne sono piovuti addosso svariate decine , e a loro voglio dedicare questo mio scritto.
Molti purtroppo non ci sono piu', altri resistono fortunatamente , altri si sono allontanati , hanno cambiato la maglia , mai il ruolo.
Si comincia a 5 anni ,
al centro sportivo dei gesuiti , sui colli , dove la Castellammare si allenava , e li, a bordo campo insieme a me c'era spesso Mario , il custode , molti custodi si chiamano Mario , dei 4 che ho conosciuto 3 si chiamavano Mario e uno Peppino.
Mario come tutti i custodi , era anche il magazziniere della squadra , ma sopratutto l'addetto al thè!
il thè di Mario era una bomba , nell'ebollitore precariamente adagiato sul fornello da campo nel gabbiotto del custode Mario sapientemente preparava il thè per la squadra.
Lo preparava con la stessa passione , sia per la prima squadra sia per i pulcini.
Come un nonno premuroso lo farciva di zucchero a volontà e limone , il sapore di quel thè non sono riuscito a trovarlo in nessun'altra tazza , in nessun bar. Il thè di Mario era sicuramente inimitabile.
Sempre a bordo campo si aggirava a quel tempo un certo Pelè , soprannome di prestigio , il suo nome non l'ho mai saputo , anche oggi quando lo vedo e lo saluto gli dico "ciao Pelè" .
Pelè non era proprio quella che oggi si definirebbe una BRAVA PERSONA , anzi un tipo non proprio raccomandabile , ma finché sei in quell' ambiente ,nessuno ti tocca , nessuno ti torce un capello , ricordo con piacere che Pelè fu uno dei primi "non vecchi" ad insegnarmi qualcosa , e nello specifico a palleggiare.
"mettiti li con il pallone , e comincia a palleggiare , fai fare un rimbalzo alla palla e dagli un calcio , poi quando riesci a farne 10 di seguito andiamo avanti!"
e io li a palleggiare, ora 2 , ora 3 , ma il fatidico 10 stentava ad arrivare.
Arrivava invece il presidente della castellammare, anche lui a bordocampo , con me e Mario.
Impermeabile e occhiali con montatura anni 80(era il 1985 del resto) lenti fumè anche di sera e borsello.
Magro , anzi magrissimo , non era proprio un bell'uomo e sopratutto mi incuteva un pò di timore per la poca confidenza che dava ai pargoli(che poi ero l'unico!!)
Tonino si fermava spesso a parlare con mio padre , mentre io scalpitavo per tornare a casa , erano quelli i rari momenti in cui mi guadagnavo il tanto agognato Ciao dal presidente , quando frapposto tra lui e mio padre stressavo il genitore per tornare a casa.
Poi c'era lo Sceriffo , addetto ai lavori , l'ennesimo dirigente , che passava al campo , parlava con mio padre e raramente giocava con me per non piu' di due minuti.
Era sulla cinquantina lo Sceriffo , soprannome affibbiatogli per la sua mania di portare stivali a punta e cinturone con la fibbia ben in evidenza. Non ricordo quale fosse il suo mestiere , ricordo solo che spesso lo si incontrava in giro.
Infine c'era Lo Zio. Ogni società che si rispetti annovera tra le sue fila uno Zio.
Ora semplicemente chiamato lo Zio o in alcuni casi senza "lo" ma seguito dal nome , come nel caso dello Zio Tullio.
Lo Zio piu' che dirigente incarna lo spirito del supporter della squadra.
Lo vedi agli allenamenti , rispettato e festeggiato da tutti , e di solito è il primo che entra nello spogliatoio a fine a partita per complimentarsi con la squadra o per consolarla.
Caratteristica dello Zio è il naso. Grosso , rosso e rugoso.
La vita a volte prende e a volte dà , cosi mio padre passò alla Reato Curi , blasonata società a livello giovanile , che vanta tra le sue creazioni Giulio Falcone , Massimo Oddo , Roberto D'Aversa ma sopratutto Fabio Grosso.
Anche alla Curi c'era Mario a preparate il thè ma la società era grande e ,un custode-magazziniere non era sufficiente , Mario era affiancato da Peppino.
Il top comunque rimaneva Mario.
Mario era ovunque , all'antistadio , a Rampigna , al Cementificio.
Non c'era campo senza Mario.
Anche qui il thè era insuperabile ma Mario , che ne sapeva una piu' del diavolo si era "inventato" i limoni zuccherati!!!
*prendete i limoni usati per il thè di Mario ,e , una volta usati , tagliateli in 4 e metteteli nella busta dello zucchero*formidabili.
Il Mario della Curi era decisamente piu' avvezzo a "perdere" tempo con me , oltre a giocare a passaggi , mi faceva fare le abbellite e sopratutto mi faceva coniugare i verbi!!
Mi divertivo molto con quel Mario , infatti gli allenamenti non mi vedevano piu' spettatore , mi affacciavo di tanto in tanto quando Mario aveva da fare altro.
Poi c'era lo Zio Tullio , compianto tifoso , non si perdeva una partita , pulcini-esodienti-giovanissimi-alliavi-under18-prima squadra; pioggia , neve , caldo torrido , lui era sempre li, ad urlare e incitare i ragazzi.
C'era Luciano , "l'autista" che con il suo furgone , tra arance e mandarini , caricava i ragazzi per portarli a giocare , c' era Francolasorda , caso in cui nome e cognome suonavano come un tuttuno , il Prestante Maresciallo , padre del presidente , maresciallo in pensione dell'arma , che aveva conservato in se tutta l'alta caratura morale che la banda rossa gli aveva donato.
"ricordati , l'uomo lo si riconosce dalla stretta di mano!" e io li a cercare di stringere la sua mano il piu' forte possibile. Impermeabile d'ordinanza , capelli argentati e occhiale con lenti granata , mai una parola fuori posto , sempre impeccabile.
si chiude con il presidente Daniele , severo nello sguardo , altezzoso al punto giusto , pochi "Ciao" nei miei confronti , ero un bambino , non giocavo nella sua squadra , quindi il mio valore di mercato...nullo.
