sabato, 31 marzo 2007
È morto venerdì a Modena l'editore Franco Cosimo Panini. Aveva 76 anni. Assieme ai fratelli Giuseppe, Umberto e Benito, negli anni Sessanta fu il protagonista della nascita e dello sviluppo della celebre impresa specializzata nella produzione di figurine per ragazzi.
Durante la giornata di scuola si attendeva con ansia il momento della ricreazione, che tralatro durava tipo 30 minuti, mi sembra, una vita rispetto ai 5 minuti del liceo delle monache. Si giocava con i nomi e cognomi, oppure con i numeri, il "paccozzo" nella testa, pronti ad esultare come per un goal, o quasi. A me personalmente mi fece dannare Matthaus. Una vita per trovarlo, 2 secindi per attaccarlo e completare l'ennesimo album.

"Paolo De Luca ci ha lasciati. Ci piace ricordarlo felice e commosso nei grandi momenti di gioia vissuti insieme alla società, alla squadra e alla città in questi anni in cui ha saputo condurre la Robur ai massimi livelli calcistici nazionali". Così il Siena Calcio ricorda Paolo De Luca, l'ex presidente morto la notte scorsa. "Il destino imperscrutabile ha voluto che Paolo De Luca - continua il Siena in una nota sul proprio sito internet - se ne andasse il giorno dopo aver passato la mano della proprietà e della guida del Siena. Per la Robur resterà per sempre il Presidente di un sogno diventato realtà.

Romario re del gol: "Sarà la mia notte. Datemi un rigore, tutti lo guarderanno. Non mi fermerò a mille reti, inseguo il titolo. Mi volevano Mlan e Inter, che peccato". Il campione si racconta alla vigilia della gara in cui cercherà la rete più prestigiosa: "Bebeto è stato il compagno ideale, Baresi il difensore piùù forte che ho incontrato. Cruijff e Joel Santana gli allenatori migliori con cui ho lavorato". L'Italia: "Ho avuto varie opportunità di giocare in A: la prima con il Pescara, che fu bruciato dal Psv, poi con Milan e Inter. Non trovammo l'intesa economica".

Il presidente dell'Uefa, Michel Platini ha invitato tutte la federazioni nazionali ad adottare la tolleranza zero contro gli episodi di violenza e razzismo che punteggiano il mondo del calcio. In una lettera inviata ai presidenti delle 53 federazioni europee aderenti all’Uefa, Platini ha spiegato che la violenza sta avvelenando il calcio, oltre a mettere in serio pericolo il futuro del movimento, aggiungendo che il comportamento di alcuni giocatori e direttori di gara mina l’immagine dello sport, in un’epoca in cui violenza, soprusi ed insulti sono all’ordine del giorno. Platini ha inoltre esortato tutte le associazioni ad intervenire con severità a tutti i livelli.Platini ha fatto della lotta alla violenza un punto chiave della sua politica fin dal momento della sua elezione, avvenuta a gennaio. Di recente Platini  ha dato il via ad una serie di colloqui con esponenti dell’Unione Europea e rappresentanti degli organi di polizia di tutta Europa. Platini ha infine chiesto il pieno appoggio delle autorità politiche per evitare ulteriori episodi di violenza in occasione delle partite di calcio, scongiurando in questo modo altre inutili e assurde morti.(bravo!!!)

l'ultima volta allo stadio Adriatico per la Juventus non fu proprio una passeggiata, partì bene, dopo 10 minuti la vecchia signora passava in vantaggio con penna bianca Ravanelli, era l'ultima giornata di serie A, il Pescara già retrocesso, il canto del cigno biancazzurro, pareggiò Martorella, un signor nessuno, ancora Martorella portò in vantaggio il Pescara, sempre Martorella realizzò il 3 a 1, chiusero la partita Allegri e Massara, i gioielli della squadra adriatica di quegli anni. Campionato archiviato e 3 punti inutili incamerati, mattatore l'anonimo Matorella, oggi Birindelli, suo "erede" regala l'ennesima vettoria esterna alla Juventus sprofondata in serie B, 3 punti importanti per i bianconeri, vitali per i biancazzurri, che continuano nell'ardua impresa di salvarsi.
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venerdì, 30 marzo 2007

Il pallone arrivò da destra, un cross basso, a meno di un metro da terra. Era in mezzo all’area, lo marcavano in due. Finse di andare a sinistra, con un cambio di direzione improvvisa si sposto dall’altra parte. Andò incontro al pallone, provò una sforbiciata di destro. Gli riuscì. L’impatto fu perfetto, la sforbiciata un prodigio di armonia e potenza: incrocio dei pali con il portiere immobile a chiedersi il perché. Si piegò sul ginocchio destro, strinse il pugno, “gol, gol, gol, gol,” urlò nel chiacchiericcio distratto dei suoi compagni che già gli voltavano le spalle e tornavano alla loro metà campo. Due minuti dopo l’arbitro fischiò la fine dell’amichevole del giovedì tra Inter e Canegrate. Fu una giornata memorabile, Darko Pancev aveva fatto goal.

Perché Darko Pancev detto “il cobra” era un centravanti “altrove”. Se c’era da fare goal lui era da un’altra parte. Giocava in un’altra dimensione, in un altro tempo, in un altro spazio. Era uno che si ostinava a suonare la mazurca quando tutta la squadra ci dava dentro con la techno: sapeva d’antico.

“sono più forte di Van Basten,” lo disse lui, il centravanti della nazionale jugoslava prima che la guerra cancellasse nazione e nazionale. Pero’ il suo curriculum non era niente male. Scarpa d’oro come miglior goleador d’Europa stagione 1991, secondo al pallone d’oro dietro Papin, quattro volte capocannoniere con la Stella Rossa di Belgrado, arrivò all’Inter con un bottino reti invidiabile, 178 partite 146 marcature. Andò via nell’indifferenza totale, senza lasciare goal né rimpianti, destinato ad aspettare un goal che non arrivava mai, e, quando arrivò era troppo lungo o troppo corto, che importa, il Cobra era altrove.

Sull’altra sponda di Milano gli fece eco l’ex bambino denutrito Rivaldo Vitort Borba Ferriera con il suo motto “dribblo, dunque amami” timido nella sua impenetrabilità malinconica, buio e sfuggente nel suo proporsi in campo, trequarti sinistra, anche nel dribbling cercato nella zona d’ombra, quasi di sguincio, una carezza velenosa e mancina a un avversario mai scherzato veramente, con il pudore di chi ha patito la fame e sa cos’è la miseria. La sua Italia è un flop, arriva nell’estate del 2002(e cetrullo se lo aggiudica al fantacalcio spendendo una follia) lo chiamano “l’extraterrestre” campione del mondo, fantasia e concretezza, simbolo di un Brasile poco samba ma con due palle cosi’. Ha fatto faville in Spagna, prima con il Deportivo(anche se era assente in quel 4-1-4-0 riflato al Milan) poi con il Barcellona. È un 10 classico, mancino, dribblomane per fede, bello di una bellezza sghemba. In Italia si aggiudica il “pallone di legno” assegnatoli dal mensile Max e uno stipendio di 6 milioni di euro dal Milan. Arranca, svilito da un turnover  che mai l’aveva visto protagonista, saudade e tristezza come da repertorio. Se ne va dal Milan due volte, d’autunno, ingiallito come una foglia secca. Ritorna, ci riprova, ma niente, al ralenty, in ciabatte, pigro di una pigrizia anestetizzante, si sente solo, incompreso. Galliani capisce il dramma, avvisa il “dottore” , contratto rescisso e addio definitivo. Il Milan gli da un calcio in culo e una buona uscita di 5 milioni di euro.


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martedì, 27 marzo 2007
esistono canzoni che danno la carica, frasi ad effetto, nei momenti di pura megalomania scendevo in campo con un pezzo nella testa, martellante, per galvanizzarmi, guardando il terreno di gioco che scivolava via sotto i miei piedi, l'avversario accanto o di fronte, immaginavo tackle vincenti, rapide ripartenze, gioco maschio, duro, terra sulla faccia, ginocchia sbucciate e lividi sulle cosce. Ma più di ogni cosa quando guardo questo pezzo gli occhi mi brillano, un brivido mi scende lungo la schiena, è tempo di VINCERE
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domenica, 25 marzo 2007


È tempo di tirare le somme, siamo sul finale di campionato, del terzo campionato, le Lasagne incredibilmente lottano per non retrocede, non l’avrebbe detto nessuno, a parte quel gufo del presidente.

Ponte Rizzoli, amena e ridente frazione emiliana, tra campi incolti e ai piedi di una chiesetta dimenticata da nostro signore ClauDio sorge quello che pochi riuscirebbero a chiamare un campo da calcio. Piccolo, stretto con erba a tratti. È qui che la compagine blu-aranca si gioca le sue ultime chances per restare nei dilettanti, dopo aver dato sfoggio di bel calcio ed impartito lezioni dal punto di vista del bel gioco. Ma si sa, il calcio è cosi, non vince sempre il piu’ forte, spesso in circostanze come le nostre, il più forte cede il passo alle botte di culo degli avversari, la sfortuna ci accompagna come la nuvoletta di fantozzi, e noi a bordo della nostra bianchina cerchiamo di lasciarcela alle spalle, in compagnia del filini della situazione.

L’Ozzanese Settefonti, i nostri avversari, nella gara d’andata erano riusciti nella clamorosa impresa di espugnare il Cavina, con un 2 a 1 rocambolesco. Lasagne chiamate a lavare l’onta ed allontanare lo spettro della retrocessione.

In tenuta bianca e orfani del capitano lo squadrone che tramre i ristoranti fa schiera tra i pali un dimagrito Marranghello in versione paggetto del 700, linea difensiva da sinistra a destra formata da Marra-Marcon-Baldo(capitano per l’occasione)-Difrancescantonio C. , centrocampo a tre con Aldrovandi, Mozzetto e il Bradipo di Scutari, Amatucci a supporto del tandem d’attacco meno prolifico di tutti i campionati Ciarrocca-Fittante. Arbitro prossimo al trapasso.

Partiti.

Lasagne prendo in mano il gioco, convinti nel fare la patita, e subito dopo pochi minuti Ciarrocca viene pescato bene in area, la  sua conclusione viene deviata in calcio d’angolo. Avversari che non passano la metà campo, Lasagne che come al solito fanno tutto bene fino al limite dell’area per poi perdersi in inutili fraseggi, allora ci provano i centrocampisti, prima Aldrovandi con un diagonale velenoso, poi Mozzetto(migliore in campo) prova il tiro della domenica che solitamente contro di noi va dentro, Altin arranca per il campo, ma la sua grinta e determinazione per convincere il mister a dargli più possibilità si vedono. Baldo in difesa ricorda “Cipè” preciso negli anticipi, pronto nelle ripartenze. Il gol è nell’area, Fittante ha buona occasione al 20° ma preferisce servire il compagno anziché cercare la soluzione personale. Marranghello in porta si accende la seconda sigaretta al 30° mentre Mozzetto a centrocampo è una diga invalicabile, recupera palloni contro avversari altri il doppio di lui. Prima incursione al 40° dell’Ozzanese, tiro deviato in calcio d’angolo.

Corner dalla destra, Marranghello accenna l’uscita, il pallone rimani li, Di Francescantonio tenta la spazzata acrobatica che come al solito finisce sulla tesa dell’avversario che a porta vuota deposita in rete. Vantaggio inspiegabile dei padroni di casa e squadre negli spogliatoi per una doccia gelata.

Sfuriata del mister tra le quattro mura, effetto devastante dietro l’angolo.

Le formazioni fanno il loro ritorno in campo immutate.

Ancora Lasagne, ottimo possesso di palla,  e pressing a tutto campo. L’Ozzanese continua a giocare di rimessa scaraventando palloni in avanti alla disperata e partita che comincia ad incattivirsi a centrocampo con Aldrovandi e Mozzetto impegnati a demolire gli avversari.

Esce il Bradipo per far spazio a Biazzi, dimagrito per l’occasione. Si passa a tre punte.

Scintille tra la panchina lasagnara e il capitano dell’ozzanese, con il tracotante mister che manda a cagare il numero dieci ripetutamente e con lui il guardialinee di parte. La partita viaggia su ritmi altissimi, poche interruzioni e palla costantemente nei piedi degli uomini di Montopoli.

Al 20° altro cambio, fuori un difensore dentro Aristoteles per un prolifico 3-4-3 che presto si trasforma in un 3-2-5.

Fittante continua a correre su ogni palloni, buona girata a rete di Ciarrocca che il portiere miracolosamente devia in corner. Occasioni sfiorate, ma il goal è nell’aria. Al 30° è lesto Fittante a raccogliere uno svarione difensivo. RETE. 1 a 1. parità ristabilita è ora di crederci.

Dieci al termine, leLasagne spingono con la forza della disperazione, Baldo e Marcon coprono in due gli spazi in difesa mentre DiFrancescantonio comincia a spingere, serie di batti e ribatti nella metà campo avversaria, finchè Fittante fa la cosa giusta. Contrasto aereo con il capitano ozzanese, entrata da assassino del puntero lasagnaro, massimo risultato con il minimo sforzo, il numero 10 fuori, e fittante ammonito per un’entrata da rosso diretto. Pochi minuti al termine, capovolgimento di fronte, corner per l’ozzanese. Scena già vista, parapiglia in area, fagiolata e rete.2 a 1. Ozzanese in vantaggio. Come nelle favole la strega cattiva arriva e il protagonista la prende in quel posto. Ma il principe è in agguato. Sono 5 i minuti di recupero, le Lasagne alzano la testa, Mozzetto arpiona l’ennesimo pallone a centrocampo, steso, punizione. Parte Marcon da 40 metri, botta, traversa! Palla che carambola sulla linea di porta, il portiere la fa sua. Il tempo scandisce inesorabile i suoi battiti, sul rinvio del portiere ancora Mozzetto ruba palla e questa volta parte in solitaria, steso al limite dell’area. Si incarica Fittante di battere la punizione, ai piedi dal mister in panchina i mozziconi di sigaretta regnano sovrani, parte Fittante, RETE!!! Diagonale  micidiale palla sotto il sette, il mister perde la sua solita verve e si lancia in campo alla Oronzo Canà, tutti ad abbracciare il Torello Fittante, 3000 pulsazioni al secondo, rischio infarto imminente. Palla al centro, manca un solo minuto, Marcon ruba palla e si getta avanti, gli spazi ci sono, allarga per Aristoteles, diagonale di sinistro, il portiere si salva in corner, battuto, mischia in area, sbrogliata alla meno peggio, ancora Marcon, Amaucci, palla per Fittante che di prima intenzione la mette dentro per Ari, che a tu per tu con il portiere mette al lato, l’arbitro fischia la posizione irregolare dell’esterno vastese. Triplice fischio, tutti negli spogliatoi a sperare nelle madonne.


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venerdì, 23 marzo 2007

Mentre l’altro faceva il galactico in conferenza stampa a Madrid, giubbotto con il collo di pelliccia e fidanzata al fianco e sorriso da bimboccio, lui rispondeva al telefono di un giornalista italiano:” si, sono io, dove? Al Real Madrid? No, non lo sapevo, davvero. Si si, qui gioco, tanto anche, i goal? Si ne faccio. Se rimango qui? Non so, so che mi vogliono in Svizzera, la squadra non la ricordo, vedremo”. Riattacco il telefono. Guardò fuori dalla finestra, quel paesaggio triste, freddo, quel paesaggio tanto polacco, Zabrze. “Come ci sono finito qui”, si toccò la gamba, non sentì niente, quel niente era la risposta. Aveva giocato in Italia, poi si era rotto un ginocchio, i muscoli non reggevano lo sforzo. Era finito in Polonia, chiamato dal Gòrnik Zabrze, da un altro che in Italia aveva fatto la comparsa qualche anno prima Marek Kozminsky ( ribattezzato dal Caretto nazionale in “cozzimischi”) e che ora era il presidente di quella squadra. sei mesi con la prima squadra, un disastro, aveva passato sei mesi in infermeria. Mollato dai dirigenti il suo procuratore l’aveva piazzato al Lechia Zilona, una squadretta di dopolavoristi che quando arrivava al campo neanche lo salutavano. La storia era finita male.

Sei anni prila lui e l'altro giocavano assieme. E insieme facevano faville. A Bari, giocavano in attacco, piccoli, tozzi e rapidi. Erano freschi, avevano fame. Il nigeriano Ugochukwu Micheal Enynnaya detto Ugo, il 18 dicembre segno un gol spettacolare contro l’Inter, segno a Peruzzi, un tiro improvviso da 40 metri di controbalzo, andò ad esultare vicino alla bandierina, quasi sveniva per la gioia. Dall’inizio della partita erano passati 7 minuti, ne mancavano molti, l’Inter pareggiò con Vieri, poi l’altro gli rubò la scena con un dribbling tra Blanc e Panucci, Peruzzi a terra e rete del 2 a 1, risultato finale. Quella notte durante le interviste del dopo partita Ugo raccontò che da quando era a Bari dormiva a terra, sulla moquette, non era abituato alle comodità del letto, sorrise, lo guardarono un po’ così, no, non era abituato a sentire i sogni così morbidi.

 


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giovedì, 22 marzo 2007
AMSTERDAM (Olanda), 22 marzo 2007
 L'Ajax segna, l'arbitro esulta. Un replay fornito dalla tv olandese getta un'ombra sull'imparzialità del signor Eric Braamhaar, che domenica ha diretto il big match del campionato olandese. Nella sfida valida per il 29° turno, l'Ajax è andato a vincere per 5-1 sul campo del Psv Eindhoven, riaprendo la corsa al titolo. Il Psv continua a guidare la classifica con 67 punti, i lancieri ora inseguono a quota 62. Il campionato si è riaperto al Philips Stadion, dove l'Ajax ha dominato dall'inizio alla fine. Il Psv è crollato sotto il peso della doppietta di Jan Huntelaar e dei gol siglati da Sneijder, Gabri e Perez.

 Proprio la quinta rete, però, alimenta più di un sospetto sull'atteggiamento dell'arbitro. Le immagini che alimentano dibattiti sul web lasciano poco spazio ai dubbi. L'arbitro Braamhaar, che non ha comunque influenzato il risultato, è stato beccato da una telecamera sistemata alle spalle della porta dell'Ajax. All'89', con il match ampiamente deciso, il rasoterra di Perez s'insacca all'angolo basso. Esultano i lancieri e, a sorpresa, sorride anche l'arbitro: fischia, si volta verso il centrocampo, stringe il pugno ed esulta. Immaginatevi una scena del genere in Italia, magari per un Inter-Roma con il campionato in bilico...

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giovedì, 22 marzo 2007

Errare è umano, perseverare è diabolico.
Adriano, 2 assist-goal a Ibraimovich nell'ultima di campionato,

ancora una volta si rende protagonista di una notte "brava".
Domenica sera infatti, pare che il ragazzone brasiliano, si sia presentato in una nota discoteca di Corso Como, a Milano, abbastanza alterato, secondo alcuni presenti addirittura con un atteggiamento molesto.
E per tutta la notte il nerazzurro avrbbe avuto battibecchi
con molte persone all'interno del locale.

Poi il litigio con Rolando Howell, giocatore di basket di Varese, del quale è stato testimone anche Ronaldo.
Lunedì mattina il giocatore, che doveva partire per Marsiglia per scendere in campo in serata per una partita di beneficenza
organizzata da Zinedine Zidane, è rimasto a casa.

A testimoniare la rissa, alcuni segni sul volto del giocatore nerazzurro.
Pare che dietro al litigio ci sia una ragazza.

Ma non una ragazza qualunque, bensì una "pupa": Nora Amile, una delle partecipanti del reality "La Pupa e il Secchione".
La stessa modella di Casablanca ha raccontanto ai giornalisti
che verso la una di notte, nel privè del locale, lei e l'amica Belen Rodriguez
(ex di Marco Borriello) avevano urtato per sbaglio il giocatore della Whirpool Varese.
Il cestita aveva poi reagito in malo modo, con insulti e spintoni, e questo aveva fatto si che Adriano intervenisse in loro difesa.
Nessuno scontro in quell'occasione comunque.
Il vero litigio è avvenuto invece verso le 3 e mezza, quando le due ragazze erano già andate via dalla discoteca, anche se molto probabilmente aveva a che fare con i fatti accaduti in precedenza.
Nella giornata di ieri Rolando Howell aveva rilasciato delle dichiarazioni che minimizzavano l'accaduto, e nelle quali definiva Adriano un
"bravo ragazzo".
Un bravo ragazzo che si trova spesso nelle circostanze sbagliate.

Comunque…che la Pupa Nora avesse un po’ di mignatta nessuno lo mette in dubbio…ma che Adriano sia un cazzone credo sia oramai lampante….

per la serie "facciamo 'dii male"

Allego un simpatico video con sorpresina finale….come cambiano le cose…

io, in cuor mio rimango sempre per gli argentini...gente seria che quanto meno no si va a sfasciare per i locali di Milano, non pianta casini perchè deve andare a fare carnevale in Brasile, non soffre di saudade, e via dicendo... sono per il milan alla brasiliana...cosi a cavallo di della festa in maschera ci vanno Galliani e Ramaccioni in campo...

lasigno non è che tra un paio di anni ti ritrovo neroazzurro pure a te!!?!??

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martedì, 20 marzo 2007
una cose è leggere che Moratti sia stato provocato da un personaggio apparecchiato in un bar fuori dagli uffici della saras, ma è cosa ben  diversa vedere il vieo, senza il quale si potrebbe accostare il termine "cascetta" al presidente-patron neroazzurro, il quale con la sua solita classe a messo a tacere il villano avventore...un solo dubbio mi pervade  la mente. Gobbo o Bilanista?? mi rendo conto che l'era glaciale abbattutasi sui cuginastri possa portare a gesti del genere....di solito i gobbi quantomeno restano dignitosamente in un angolo a parlare con i muri rimarcando la loro onestà nonchè l'estraneità di Moggi sul caso calciopoli e poi lo scudetto vinto sul campo intercettazioni pilotate, Guido Rossi ecc....
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lunedì, 19 marzo 2007
1950
IL PERSONAGGIO
OBDULIO VARELA


"Non riesco a capire perchè voi italiani avete mitizzato Schiaffino...In quella squadra i veri autentici fenomeni erano altri".

E' la sera del 14 marzo del 1981 e chi parla è Gaston Roque Maspoli, tranquillamente secduto al bar del Leonardo da Vinci a Rozzano vicino Milano.

E' il cittì dell'Uruguay e ventun anni prima era il portiere di quella squadra che fece piombare nel lutto un'intera nazione, il Brasile. Ha la faccia rotonda, tranquilla e distesa, i capelli bianchi. Corposa la simpatia, nitidi i ricordi. "Juan Alberto era un freddo, uno che non aveva particolare grinta. Grande, grandissimo giocatore, ma quel sedici luglio del 1950 per battere quel Brasile, forse la più grande squadra di ogni epoca, la bravura tecnica da sola non sarebbe bastata. Serviva anche il talento, ma c'era bisogno di grinta, di grinta e ancora di grinta. I veri eroi eroi di quella storica gara sono stati altri..."

Maspoli riprende fiato, si versa acqua minerale in un bicchiere, la sorseggia come fosse cognac d'annata, con religiosa lentezza e gesti misurati.

Quando riprende a parlare la voce cambia tono: è quasi tremula, intrisa di nostalgia e commozione. "Noi avevamo vinto ancor prima di scendere in campo, quando l'arbitro tirò in alto la monetina per far decidere chi doveva dare il calcio d'inizio, Varela la prese con una mano e, davanti agli sbigottiti brasiliani la riconsegnò all'inglese Reader. Noi saremo campioni del mondo, disse il nostro capitano, ai brasiliani gli dia la consolazione di battere il calcio d'inizio o di scegliere in quale metà campo giocare il primo tempo...Varela...Ah, Obdulio, lui era la nostra anima. Ricordo che nell'intervallo, sullo zero a zero, appiccicò proprio Schiaffino contro il muro degli spogliatoi e gli rifilò un ceffone: il calcio è per uomini, non continuare a far la signorina..."

Obdulio Varela, il vero autentico Mito per gli uruguayani,
quasi ridotto in miseria, posteggiatore abusivo in uno spiazzo vicino allo stadio del Centenario. Distrutto dall'alcol e dalla miseria, ridotto a un rottame. Quasi uno zombie, privo di reattività, lui che era stato l'incarnazione della voglia di vincere, di superare ogni avversità.

"La partita con il Brasile? Mi chiedono di parlarne dieci volte al giorno, ormai quasi è sparita dalla memoria... i brasiliani avevano paura di noi. Dopo un minuto Zizinho superò in dribbling Gambetta e andò sul fondo a crossare. Andai dal mio compagno mostrandogli i pugni. Poco più tardi lo stesso Zizinho tentò di fare il bis. Gambetta fece un'entrata da matto e il povero brasiliano finì diversi metri oltre la linea del fallo laterale ricadendo a terra con un pacco flaccido. L'arbitro fischiò il fallo e Gambetta andò verso Zizinho per aiutarlo a rimettersi in piedi. Con i gesti sembrava chiedergli scusa. Con la voce gli sussurrò all'orecchio: la prossima vez te mato...E il brasiliano da quel momento ha cominciato a liberarsi subito della palla per evitare ogni contatto. Era pauroso. Uno così non poteva diventare campione del mondo. No che non poteva..."


"Negli spogliatoi, prima di entrare in campo l'allenatore Lopez dopo aver spiegato come avremmo dovuto affrontare i brasiliani sul piano tattico: contenerli a centrocampo, palleggiare per procurarci gli spazi e poi partire in contropiede con Miguez, Schiaffino e il velocissimo Ghiggia, dopo aver spiegato tutto questo sul muro con un gessetto, mi lasciò la parola. Dissi soltanto che non potevamo perdere con gente che giocava solo con i piedi, senza cuore e senza cervello. Loro vincerebbero sicuramente se la partita si giocasse sulla spiaggia di Copacabana. Sanno tutto del pallone, noi sappiamo tutto del calcio. Diamogli una lezione. Chi si tira indietro lo meno..."

"Se fosse stato necessario per vincere una partita, in campo avrei picchiato anche mia madre. Poi dopo le avrei chiesto perdono in ginocchio piangendo, ma quando c'è da vincere esiste solo un obbiettivo: fare qualcosa più di tutto, qualsiasi cosa per superare l'avversario. E noi al Maracanà facemmo tutto, qualcosa più di tutto e di più ancora".

E quando i brasiliano andarono in vantaggio non s'insinuò il dubbio che non avreste potuto farcela? "Ma stai scherzando? Sapevamo che quel gol avrebbe moltiplicato la loro presunzione, la loro stupidaggine calcistica. Al Brasile bastava pareggiare e dopo il gol di Friaca si buttarono tutti nella nostra metà campo. Il Maracanà, con oltre duecentomila persone impazzite di gioia, rappresentò il nostro doping. Difendevamo ogni centimetro della nostra metà campo con il cuore, con i denti, con il sangue. Quando Schiaffino pareggiò sapevamo che loro non si sarebbero fermati, anzi...E così accadde. Sembravano invasati, Ademir strepitava ai compagni che gli passassero il pallone, Chico si intestardiva in dribbling provocatori..." E' vero che a un certo punto Schiaffino prese la palla, la fermò sotto il destro e aspettò Jair dicendogli: "Leccami la palla, negro di merda...".

Il brasiliano chiese aiuto ai compagni e ne venne fuori una rissa gigante. E' vero? "Se l'ha fatto veramente la stima che ho di Schiaffino aumenta a dismisura. Si, ad un certo punto i brasiliani sembravano tutti invasati. Persero la testa, smarrirono ogni elementare prudenza e fu sin troppo facile segnare il secondo gol, ancora in contropiede. Con Ghiggia a dieci minuti i poco più dalla fine".

E poi cosa accadde? "Mi ricordo due cose, i lacci delle mie scarpe e il brindisi di Gambetta con lo champagne dentro la Coppa. I lacci delle scarpe perchè per almeno cinque minuti, cinque minuti che non sono mai passati, ho chinato la testa guardandomi e piedi e rivedendo, all'infinito, gli episodi di quei novanta minuti. Ero campione del mondo, sapevo da giorni che lo sarei diventato, eppure rimasi sorpreso egualmente"

Il vecchio Obdulio è commosso e l'espressione diventa dolorosa, come l'ultima frase. "Sarebbe bello che i sogni non si avverassero mai. Si continuerebbe a sognare all'infinito...Così invece..."
 
L'andatura ingobbita e l'impossibilità di sognare ancora perchè il sogno non esiste più.


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martedì, 13 marzo 2007
è doveroso postere questo video di cui parlavo giorni fa.....tipo ieri...avevo pensato di eliminare le pagelle che non vi hanno fatto ridere...gente di poco spirito, poi ho deciso di lasciarle....il pezzo odieno è quello di sotto...questo è giusto...PER NON DIMENTICARE


postato da: montelli alle ore 10:58 | Permalink | commenti (3)
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