Prendo spunto da un articolo della gazzetta del 23 aprile 2007, data cara ai nerazzurri, per inciso quella che interrompe il digiuno da titoli nazionali.
Il pezzo è firmato da Gianni Riotta:”ci sono due tribù di tifosi nerazzurri, la prima scuote la testa al primissimo passaggio sbagliato dai ragazzi, impreca delusa alla sconfitta con la Roma e guarda con apprensione al cammino del milan in coppa, è la tribù che ha letto i libri barzelletta sull’Inter negli anni di penitenza nel deserto, invece di cestinarli con sdegno. Il clan dell’Inter dispeptica.
Poi c’è l’altra, che soffre e difende i ragazzi in ogni bar, e che i libri di sfottò li getta nella spazzatura. Che il 6 maggio 2002 è andata a lavorare con la cravatta nerazzurra, ed ha gioito giorno dopo giorno negli anni di quaresima, non per le vittorie ma per l’identità. La gioia di riconoscersi nella squadra nera come la notte e azzurra come il cielo. È questo il clan Inter Bauscia.
Entrambe le fazioni però sono composte da
gradassi sostenitori, che non parlano mai male dei giocatori nerazzurri se non tra “fratelli”, che non si vergognano di dire che un Bachlecher valeva un Baresi, e che se incontrano il presidente Galliani gli chiedono:”quando ha detto che a natale avreste raggiunto l’Inter, parlava di natale 2010?”
Fedele alla prima fazione non posso esimermi dal resoconto fazioso del primo impegno stagionale dei campioni d’Italia, quello che ha dato il là al “j’accuse”, che ha subito portato sul banco degli imputati la squadra nerazzurra.
Severo come da copione mi addentro nell’analisi che solo noi, che siamo soddisfatti giusto sul 4 a 0, possiamo comprendere.
Milano 19 agosto 2007 ore 20.30 stadio Giuseppe Meazza
In campo la squadra più forte d’Italia entra per imporre la propria superiorità tra le mura di casa: per mostrare le palle,
Mancini schiera 4 stopper in difesa, con due marcatori e un terzino a centrocampo. I primi minuti, danno ragione al tecnico: la Roma è sfidata ad attaccare ma Julio Cesar si fa beffe delle discese giallorosse. L’azione nerazzurra parte invece dai piedi “fatati” di Cordoba, i cui lanci scatenano un Suazo in serata di grazia: esaltato dalla prestazione del connazionale, un tribunale dell’Honduras lo condannerà a morte in contumacia.
Intanto Vieira è incerto come se le sue gambe ricevessero le onde telluriche dal Perù, Chivu è inutilmente esposto al pubblico ludibrio e Burdisso terzino destro costringerebbe il Papa a rivedere quella teoria sull'esistenza del signore dio nostro.
Il faro dovrebbe essere il febbricitante Stankovic che farebbe infrangere sugli
scogli l’intera flotta nucleare statunitense. Pur camminando, i nerazzurri trovano quattro palle gol, prima Ibrahimovic finta il tiro e se ne esce con una loffa, poi cerca la conclusione in diagonale ma si spegne al lato, ci pensa allora Figo che però rinuncia al tiro cercando di fuggire in Romania col pallone,mentre Suazo si dimostra un Pancev senza il fiuto del gol.
Mancini, intanto, impugna il cannocchiale da stratega: il portoghese comincia il riscaldamento alle 11.15 antimeridane per entrare a inizio ripresa, però fino al gol della Roma, all’80’, nessun attaccante viene fatto scaldare.
Adriano nel priveè dell'hollywood ordina il 7° rum e pera ed è a quel punto che scatta il piano di emergenza: dentro Cruz per Burdisso che nel frattempo si sfancula col tecnico. In due mesi, due coppe alzateci in faccia a San Siro….tutto questo potrebbe risultare irritante…

il rosso e il nero non mi donano decisamente....ma nel periodo natalizio sono i colori che vanno per la maggiore...quantomeno il rosso....il nero poi sfina...