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Giuliano Sarti, qualche giorno fa, ci ha raccontato che a Liverpool il gol che vi mise in crisi fu quello segnato su punizione, col giocatore che scatta alle spalle della barriera.
Suarez:Uno schema mai visto prima e nemmeno dopo. Restammo di stucco.
Mazzola:Fu l’ala destra a fregarci. Dopo quel gol, qualche squadra prova copiare quel movimento, ma senza riuscirci.
Era un’Inter imbattibile, eppure quella sera all’Anfield Road accadde qualcosa di irripetibile.
M:Non ci aspettavamo un ambiente del genere. Avevamo sentito parlare di quello stadio, ma non potevamo immaginare un’accoglienza simile. Le tribune erano di legno, i tifosi cantavano e picchiavano i piedi. E lì sotto, nello spogliatoio, tremava tutto. Come fosse un terremoto.
S:Fu impressionante. Erano 55.000, ma sembravano il doppio. Cominciammo a perdere mentre entravamo in campo. Il Liverpool ci mise sotto in tutti i sensi. Erano aggressivi, irruenti, e pressavano come furie scatenate.
M:Allora in Inghilterra era dura. E poi non sapevamo niente del Liverpool. L’anno prima avevamo eliminato l’Everton e quella volta, come faceva di solito, Herrera ci aveva parlato a lungo degli inglesi. Non c’erano i filmati, allora ci portò le foto dei giocatori e a ciascuno di noi consegnò quella del proprio avversario. Sapeva tutto dell’Everton. Prima della partita, mostrandomi una foto, mi disse: “Vedi questo signore? E’ quello che ti marcherà, picchia come un fabbro,violento,stato perfino in galera”. Del Liverpool, invece, non sapeva niente.
Tre a uno: il suo gol, Mazzola, aiutò la qualificazione dell’Inter.
M:E sbagliai anche la rete del 2-2. Ma forse meglio così. In questo modo la nostra rimonta è entrata nella leggenda.
Cosa disse Herrera dopo la sconfitta?
M:Negli spogliatoi, noi giocatori eravamo rassegnati, lui invece era furibondo. Dopo la fine della conferenza stampa, l’allenatore del Liverpool, Shankly, lo chiamò da una parte e gli disse: “ Tu hai allenato in Portogallo, mi dici qualcosa del Benfica (l’altra finalista di Coppa dei Campioni), tanto voi ormai siete fuori”. Il Mago tornò nella nostra stanza urlando di tutto: “Mi avete fatto fare una figura di m…“. Ma il tecnico del Liverpool commise un grave errore: in quella maniera ci dette una carica incredibile. Comunque, dopo la partita in Inghilterra, tutti in ritiro .
S:Sandro, eravamo sempre in ritiro!
Torniamo alla partita.
M:In quello stadio ci dicevano di tutto. “Maccheroni, spaghetti, Mussolini”, ma soprattutto mandavano a ripetizione la canzone “ When the saints go marchin’in”. Mi rimase cosi impressa che il giorno della partita di San Siro, salii su nel gabbiotto dell’altoparlante e consegnai allo speaker un vecchio disco che avevo in casa di Luis Armstrong, con quella canzone. Gli dissi: “A fine partita, quando avremo vinto 3-0, metti questo”.
Lui mi guardò con un’aria come per dirmi: “Dai Mazzola, ma cosa dici? Ma quando mai vinceremo?” .
S:Invece quella sera a San Siro c’era un clima stupendo. I tifosi ci sono sempre stati vicini, ma mai come quella volta. Erano quasi 80.000, San Siro era un inferno proprio come lo era stato l’Anfield Road. E come noi all’andata non ci aspettavamo un Liverpool scatenato, così al ritorno loro non immaginavano cosa avremmo combinato. Eravamo caricati a mille e il Mago aveva contagiato anche tutto l’ambiente.
Primo gol di Mario Corso.
M:Grande esecuzione: punizione a girare, la sua foglia morta.Poi quello di Peirò.
S:Chissà cosa gli saltò in mente. Stava tornando a centrocampo, fu un attimo, un lampo, un guizzo. Il portiere palleggiava e non si accorse che lui era dietro. Un balzo e fu 2-0 per noi dopo 9 minuti.
M:Non ho mai più visto un attaccante con i riflessi di Peirò.
S:Loro protestarono, ma il gol era buono. (dal filmato della Rai si vede un giocatore del Liverpool che dà un calcetto all’arbitro spagnolo Ortiz de Mendibil, ndr).
Gli inglesi dissero e scrissero di tutto. Anche di recente il Times ha parlato di doping nella gara di ritorno col Liverpool.
M:Non me ne è fregato mai niente.
S:A vedere la gara d’andata, anch’io avrei detto che quelli del Liverpool erano dopati. Andavano come schegge. Una cosa micidiale. La verità è che sono tutte storie.
Quanto guadagnava un giocatore dell’Inter a quei tempi?
M:Io prendevo 20 milioni all’anno, forse ora sono un miliardo e mezzo di lire.
Spesso noi giornalisti ci divertiamo a confrontare formazioni di varie epoche. La vostra Inter era più forte dell’Inter di ora?
M:Anch’io, tante volte, analizzo le squadre pensando al passato. Posso dire solo questo: la nostra Inter aveva i numeri uno di ogni ruolo, tranne che per quello del centravanti.
S:Infatti ne avevamo due. Peirò per la Coppa dei Campioni e Milani per il campionato.
Prima l’Inter aveva Angelillo…
M:Ma non giocò bene in quei tempi, non era il miglior Angelillo.
S:E poi, se non andava via lui, non arrivavo io…
Cosa ha rappresentato Herrera per l’Inter euromondiale?
M:E’ stato fondamentale per noi e per la categoria degli allenatori. Pù idi 40 anni fa, lui faceva almeno il 50 per cento del lavoro che i tecnici fanno ancora adesso. Solo che era esigente, soprattutto con i ritiri. Noi peravevamo la nostra contromossa.
Cioè?
M:Avevamo un compagno di squadra, un certo Burgnich…, che per noi era il “prete”. Lui sapeva tutto di tutti e ci diceva che il Mago, ogni tanto, ci lasciava andare a letto, accendeva l’abatjour, metteva le scarpe fuori dalla porta e poi, intorno all’una di notte, si alzava e se ne andava dal ritiro. Una volta lo abbiamo anche beccato. Era un capodanno, noi in ritiro, lui andò a letto e, dopo un paio d’ore, ci alzammo e ci riunimmo tutti quanti in sala tv. La Rai era collegata da Campione d’Italia per una festa…
S:…e d’improvviso vediamo lui, con la trombetta in bocca, che ballava. Era uscito dalla finestra di Appiano Gentile per non farsi vedere.
C’è un giocatore dell’Inter di oggi che mettereste nell’Inter di ieri?
M:Ibrahimovic. E’ il centravanti che ci mancava. Sei d’accordo Luisito?
S:Sì. Ma al di là di Ibra, la differenza fra noi e l’Inter attuale è nella voglia che noi avevamo di battere chiunque. Era un gruppo straordinario. Magari possono arrivarci anche loro, ma ancora non sono al nostro livello.
Inter-Liverpool di oggi. Chi più forte?
M:L’Inter, nettamente.
S:Però deve stare attenta. Se la partita si fosse giocata due mesi fa, avrebbe vinto di sicuro. Ora invece l’Inter è in calo e il Liverpool in ripresa .
M:Noi abbiamo due o tre giocatori che possono risolvere da soli la partita. Loro hanno solo Torres che fra l’altro non sta tanto bene.
S:E poi Torres è forte solo se gli dai spazio e prende velocita. Il problema è che l’Inter in Coppa commette sempre lo stesso errore.
Quale?
S:Sbaglia l’approccio. Le gare di Coppa non vanno giocate in modo blando. Bisogna aggredire ed essere veloci fin dall’inizio. Poi il resto lo fa la qualità, che all’Inter non manca. Sono proprio curioso di vedere cosa farà quest’anno.
M:In Italia puoi aspettare, puoi giocare come vuoi perchè la differenza con quasi tutte le avversarie è netta. In Europa questa differenza si avverte meno.
Le polemiche e le sviste arbitrali possono danneggiare l’Inter?
M:Nelle stagioni scorse hanno danneggiato chi ha vinto? Questa è la risposta.
S:Il problema è legato alla scarsezza degli arbitri e alla loro mancanza di esperienza. Comunque credo che se ci fosse stata qualche svista di meno, sarebbe stato meglio per l’Inter.
Passa l’Inter?
M:Per scaramanzia meglio non dire niente. S:Quest’anno il gruppo è più maturo, più compatto e completo, la squadra ha più personalità. E’ più forte del Liverpool.
Cosa deve temere?
M:Un’aggressione in Inghilterra, in senso calcistico, come accadde a noi.
S:Benitez fa un gioco rognoso, prima di tutto si preoccupa di non far esprimere gli avversari, per questo l’Inter avrà qualche difficolta ad imporre il proprio gioco.
Sarebbe cambiata la storia dell’Inter senza il Liverpool?
M:Sì, sarebbe cambiata.
Poi si continua a parlare dell’Inter che Mazzola ha costruito, da dirigente, accanto a Massimo Moratti e della trattativa che Sandro concluse insieme a Luisito per portare Ronaldo alla Pinetina. E’ a quel punto che arriva la telefonata del presidente: Saluto i signori Suarez e Mazzola. Mi raccomando, parlate bene.
M:Presidente, parliamo solo delle vittorie.
S:Anche perchè noi non perdevamo mai.
Moratti saluta e anche i due fenomeni dell’Inter più grande di tutti i tempi, l’Inter della leggenda, lasciano la nostra redazione. Quello è stato il calcio che la gente, anche i giovani, continua ad amare.