Era giunto il tempo, per noi, calciatori per diletto, di scegliere la strada da intraprendere per il futuro. Alla Dinamo era finito il mio ciclo, allora, armato di buona speranze, mi recai da Peppino Morelli, presidentissimo al limite della decenza e dell’onestà intellettuale, per chiedere indietro il mio roseo cartellino per accasarmi altrove. Il buon mi rispose picche:”Mondò, li cartellin e li uaglion’ mi fanni pijà li finanziament, mi servet’, se l’arvù caccos’ madadadà” che tradotto suonerebbe cosi:”se rivuoi il cartellino mi davresti pagare una sorta di penale poiché il tesseramento di giovani calciatori da introiti alla mia società”
Basito me ne andai a capo chino.
Ma come, manco fossi un fenomeno, questo per ridarmi il cartellino vuole i soldi!? A me.
Andai da mio padre che mi rispose picche. Grazie per la comprensione. Mi recai allora con gli amichetti Robbiello e Mono a chiedere informazioni per il corso da arbitro, che, oltre a farti andare a sbafo allo stadio ti svincolava automaticamente (per i minori di anni 18)
Un torrido pomeriggio estivo, armati di motorelle, ci recammo presso la sezione AIA di Pescara, li trovammo il presidente in persone, Ersilio Bucci, che ci spiegò tutta la trafila da svolgere.
Robbiello declinò l’invito poiché sollecitato a tagliarsi i capelli:”L’immagine è molto importante, niente orecchini, niente braccialetti, barba fatta e capelli corti” io e il Mono accettammo.
A settembre ci fu l’esame e, consequenzialmente, la nascita del tormentone: Vappò Zero a Zero.
Dopo aver passato abilmente la prova scritta, brillantemente la prova orale, e, drammaticamente quella fisica, venne il giorno dell’esordio.
Campionato Esordienti: Torrese – Scafa. La prima della classe ospitava l’ultima, partita facile facile. Per la gioia di mio padre, che mi dovette accompagnare a Torre dè Passeri alle 7 del mattino di una domenica qualunque(partita alle 9.30), la partita venne diretta in modo impeccabile dal direttore di gara, dopo 8 minuti
La seconda gara già fu più drammatica. Ore 14, era novembre, e, dopo un temporale era uscito simpaticamente un sole che spaccava le pietre e i coglioni. L’affannato direttore di gara era reduce da un banchetto a casa della nonna, terreno pesante, sole sul coppino, gote rosse e derby: Elicese – Elice. Scelta bislacca della federazione di assegnare una gara del genere al fischietto inesperto, che, dopo due minuti veniva apostrofato nei peggio modi dal pubblico impietoso nei confronti del genitore sugli spalti:”AAAARBITR’ CHI TTI’ BIVUT’ NU FIASCH DI VIN’” sottolineando le gote rosse della giacchetta nera (e ricordiamo che il nero lascia un bel contrasto con la carnagione trasparente tipo la mia). La partita presto diventa un vero e proprio inferno. Gli ospiti si portano sul
Terza, ed ultima partita, finalmente a casa.
Antistadio, la vendetta è un piatto che va gustato freddo, e finalmente arriva. Caldora – Dinamo.
Finalmente il genitore poteva non presenziare alla partita, visto che arbitravo dietro casa. Spettatore d’eccezione Cirello, direttamente da via Valignani. Saluti di rito al presidentissimo della mia cappella, facce note nel gabbiotto griffato Renato Curi. Partiti.
Dopo 5 minuti, su calcio d’angolo per
Dopo la terza partita cominciarono i rifiuti, e le assenze ingiustificate alle riunioni tecniche obbligatorie che portarono il fischietto alla “Sospensione per mesi
Poco male, a giugno salpai per Londra, con il prode Paolucci, dove incontrai Seedorf...









