lunedì, 26 gennaio 2009
Ansa: "Scelta di cuore"
SportMediaset: "Dicono che venerdì Ricardo abbia pianto. Dicono che sia scosso, che questa situazione sia più grande di lui e che l'abbia travolto."


A
ventisei anni non dovrebbe esserci nessun motivo per soffrire. A ventisei anni, il solo obiettivo di una vita dovrebbe essere quello di progettare un futuro denso di soddisfazioni, carico di aspettative liete, e magari con un bel contratto a progetto su cui far poggiare un mutuo centenario. Invece, purtroppo, talvolta capita che il destino si abbatta con drammi spietati su esistenze ancora troppo giovani per poterli affrontare. Ciò che è successo nelle ultime settimane a Ricardino Kakà, detto Ricky, deve spingere ad una rivalutazione in chiave relativistica di tutte le sventure che riempiono le pagine di cronaca dei settimanali. Quanto valgono le lacrime di genitori disperati, strette intorno al capezzale di figli agonizzanti o la pioggia di bombe che a Gaza ha colpito gente seduta sul water, al confronto del flagello che ha imposto a Kakà di dover valutare una maledetta offerta faraonica da 150 milioni di euro per cinque anni? No, signori, come hanno spiegato i giornali tirando le somme di questa dolorosa storia: i soldi non sono tutto. E' una lezione che anche i più cinici devono ricordarsi, apprendendo la grande lezione offerta dalle lacrime ostentate di quel grande uomo di Ricardo Kakà: i soldi non sono tutto, si può vivere benissimo con 10 milioni di euro all'anno più sponsor ed essere felici.
Da avversari battiamo le mani a questo esempio di piangente filantropia. Nella foto, "No, Ricky non piangere. Appena trovo mamma sotto le macerie le racconto la tua straziante storia"

postato da: montelli alle ore 20:01 | Permalink | commenti (45)
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giovedì, 15 gennaio 2009

In pratica Calciopoli è come la mafia, non esiste.

Ieri, (14-01-2009) nel salotto buono di mammarai, la santificazione di Lucianone è stata posta in essere...alfieri della causa il celeberrimo Mughini oramai intrappolato nel suo personaggio e come spalla un Oliviero Beha che ha pensato bene di spiazzare tutti iniziando il suo intervento sorreggendo un teschio amletico nella mano sinistra, uscita che se fosse avvenuta in un teatro qualsiasi avrebbe causato un gelo pari solo a quello che potrebbe creare Pippo Franco che racconta una barzelletta sugli ebrei nei campi di concentramento durante un comizio nel giorno della memoria.

Il buon Gazzoni si è limitato a raccontare i fatti, senza passione, senza trasporto, oramai stanco, come tutti, di questa situazione; dopo un inizio scoppiettante anche bisteccone è andanto scemando fino a scomparire (!!!) l'unico che ci ha messo un minimo di cuore è stato Capranica in collaborazione con un Cucci sottotono, che dopo l'ennesima bestialità uscita dall'orifizio del “paletta” si è lasciato scappare un opportuno paragone con quello che le persone per bene definirebbero “un atteggiamento mafioso”.

Ovviamente il tutto è avvenuto a pochi minuti dal temine di una trasmissione condotta con il solito spirito del volemose bene del padrone di casa, che nei suoi salotti non potrebbe tollerare un processo sommario. In fin dei conti come ci si poteva immaginare benissimo non si è assistito a nulla di nuovo, Lucianone a ruota libera nei panni di chi professa la sua NON colpevolezza, i continui miseri attacchi all'Inter che segna con udite udite con ben 5 uomini in fuorigioco, come se i gol di mezzo metro dentro, i rigori regalati, quelli negati, le intercettazioni e tutto il resto non fossero mai esistiti, il sorriso beffardo di chi è conscio di averla fatta franca, o meglio, di chi pur non avendola fatta franca vorrebbe passare all'opinione popolare quasi come un martire...solo 18 mesi...cosa sono 18 mesi...nulla!

E ancora bla bla bla bla...tutto questo per dire che prima di prender sonno ero indeciso se scrivere qualcosa a tal riguardo oppure mettere una foto di una donna nuda... poi ho partorito la “brillantissima" idea di buttare giù la formazione che mi piacerebbe veder giocare...non una squadra di fenomeni tipo in attacco ci metto maradona, paltini e ronaldo, ma di normalissimi calciatori che in qualche modo mi hanno sempre preso bene...sperando di leggere la vostra inizio con la mia...

dovessi affidarmi al modulo a me caro proporrei un 3-5-2 con due mediani a fare la legna un regista dietro le punte (il modulo delle Lasagne per intenderci), ma così limiterei l'impiego di quei calciatori che grazie alla loro fantasia alla loro tecnica e al loro cuore mi hanno tenuto incollato agli schermi...per dare una maggiore restrizione mi limito ad inserire giocatori che hanno militato nel campionato italiano...quindi a non potrò schierare un Valderrama piuttosto che un Okocha o un Cantona...quindi

4-2-3-1

Gatta

(Bucci)

Bergomi Vierchowod Signorini Mihajlovic

(Di Chiara) (Bruno) (Stam) (Candela)

de la Pena Stromberg

(Ince) (Effenberg)

Pagano Gascoigne Berti

(R. Sosa) (Sliskovic) (Aguilera)

Skuhravy

(Zamorano)

all. Scoglio

Per le spiegazioni vi rimando ai commenti...ammesso che ce ne saranno...e sopratutto sperando di vedere le vostre!

ps: per i nerazzurri...prima che partano i vaffanculo...mi sono limitato nell'impiego dei nostri beniamini




postato da: montelli alle ore 14:48 | Permalink | commenti (11)
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lunedì, 12 gennaio 2009
Il calcio rappresenta un contenitore di emozioni inarrivabile. I gesti tecnici che si mescolano con naturalezza ed armonia agli ardori agonistici dei contendenti con il fantastico contorno di derby, rivalità, tradizioni e colori. Eppure questo grande circo troppo in fretta a volte perde per strada i protagonisti migliori e più genuini. Gianluca Signorini, di professione libero ed interprete di un calcio dal volto umano, se ne e’ andato via presto, anzi prestissimo. In uno sport segnato dal guadagno facile e dallo sponsor obbligatorio lui ci e’ arrivato da solo e con le sue forze, proveniente da quel segmento calcistico dove la strada te la fai con le tue mani. Da quella serie C dove si lotta con sudore e dove impari il mestiere del calciatore, ma dove prima di tutto impari ad essere un uomo. E Signorini innanzitutto era un uomo, leale nella vita come in campo, dove tutti erano pronti a stringergli la mano, da compagni o da avversari. Era nato il 17 marzo del ’60 a Pisa ed aveva iniziato con i nerazzurri toscani, prima di passare al Pietrasanta, al Prato, al Livorno, alla Ternana e alla Cavese nella stagione 84-85. A Cava de’ Tirreni finalmente conseguì la maturità per il grande calcio. Sotto la guida di Viciani, regalò ai suoi tifosi prestazioni superbe ed encomiabili, quasi rasentando la perfezione.

Un inizio difficile per lui con la maglia biancoblù, sotto la guida tecnica di Romeo Benetti. Poi il grande riscatto con un campionato giocato ad alti livelli fino a raggiungere una sofferta salvezza dopo indimenticabili battaglie. Una sola stagione per rimanere nel cuore dei tifosi della Cavese, che lo osannarono e giustamente lo applaudirono quando meritatamente accettò le offerte del Parma dell’emergente Arrigo Sacchi. Con gli emiliani raggiunse la B e quindi nell’87-88 approdò in massima divisione alla Roma di Liedholm. I capitolini rinunciarono, però, a lui troppo in fretta e fiutò l’affare il professor Scoglio che se lo portò al Genoa, facendone un pilastro della squadra. In Liguria Gianluca rimase dall’88 al ‘95, praticamente dalla B ad Anfield Road, nella buona e nella cattiva sorte, sempre come capitano. Poi la terribile malattia, che i medici chiamano SLA (o morbo di Lou Gehrig), ma che in sostanza non permette di muoverti. Che strano ed atroce destino per lui che era stato un combattente, un capitano sempre pronto a lottare in prima linea per gli altri. Gianluca Signorini se ne è andato il 6 novembre del 2002 dopo una terribile agonia. Una morte che ha comunque aperto una ferita grave nel cuore del calcio italiano, al pari di quella di altri idoli della domenica deceduti in seguito a questa grave malattia. Ma noi lo ricorderemo sempre Gianluca dall’alto della sua classe e soprattutto per quel suo calcio dal volto umano e non solo per essere stato vittima di un calcio industriale.


postato da: montelli alle ore 12:02 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 06 gennaio 2009

Dopo esattamente 365 giorni l'impianto sportivo PescaraDue accende nuovamente i riflettori per la sfida che vale 12 mesi di prese per il culo. Torna il big match che oramai appassiona anche la popolazione asiatica, la sfida dal sapore antico, i derby che affollano i grandi palcoscenici sono nulla al confronto, e dopo “la prima è dei bambini” il trofeo virtuale torna nella bacheca che merita, ossia quella della Palma.

Serata di ritorni, di arrivederci e di certezze; il ritorno del papà Bonetti coincide con l'arrivederci del Jhonny Deep dell'adriatico e sfocia con la certezza che almeno per i prossimi 10 anni Le fonce non calcherà mai più questo palcoscenico.

La Palma oltre che la consueta formazione sfoggia un Mono in versione Spitty Cash costretto in una divisa che non è quella ufficiale, ben più grave invece l'onta di pacmania che dopo aver sfoggiato le divise del montesilvano colle ripiega su una tenuta del cus chieti e Le Fonce grazie non solo a questa mossa si guadagna anzitempo una raffica di vaffanculo da parte dei suoi compagni di squadra...

Gli schemi sono oramai noti anche ai più piccini, la Palma si dispone con un funambolico 1-2-2 dove Capitan Cirello si posiziona a guardia della difesa (e non fisso in porta come si ostin a dire Lasignora), Robbiello e Montelli ad “agire” sugli esterni mentre il Mono e Callara formano il tendem offensivo.

PacMania risponde con il classico palla alla signora che salta 20 pesone e cerca la conclusione...il tutto grazie anche alla pessima forma fisica/tattica/tecnica/mentale dei suoi compagni di squadra...

E' subito PacMania a portarsi in vantaggio approfittando di una leggerezza difensiva di capitan cirello che battezza fuori il tiro di Bonetti il quale dimostra di essere un lontano ricordo di quello che correva più veloce della palla...botta e risposta con il Mono che pareggia... prende così il via la serie di vantaggi/pareggi dove la Palma si trova costantemente a rincorrere gli avversari.

Un Callara sugli scudi è l'arma in più della Palma (e grazie al cielo) il Mono preso di mira da Cirello cade al minuto 25 smettendo di giocare dopo 45', mentre la schiena di Montelli accusa il peso della sua panza che lo inchioda in porta al minuto 46; Robbiello, uomo di fatica, si esibisce ripetutamente nel pezzo pregiato del suo repertorio lo stop di suola a inseguire la palla; ordinaria amministrazione per il capitano che realizza una doppietta nonostante la deviazione decisiva del prode numero 7 palmettaro.

Gli spalti cominciano a riempirsi e gli atleti in campo accusano la pressione psicologica del tifo.

Rituali scleri tra i componenti del team di pacmania non reggono il confronto con il serafico atteggiamento ostentato dalla Palama che nolente dolente si trova a dover fare di necessità virtù ossia risparmiare il fiato per la partita piuttosto che per gli strippi in campo...

Match che procede con il risultato in bilico fino a 10 minuti dalla fine dove i cattivi (pacmania) trovano il doppio vantaggio, sembra finita per la Palma, ma il cuore, la grinta la fiatella e i piedi buoni sono dalla parte dei buoni, che in zona cesarini trovano prima il pareggio e poi il vantaggio.

Triplice fischio e squadre negli spogliatoi...nel calcio non sempre vince chi merita, questa è la bella costanza alla quale ci aveva abituato la formazione di pacmania che ora si trova a dover fare i conti con questa legge...


tabellini


Palma – Pacmania 7 - 6

PALMA: Cirello, Montelli, Robbiello, Mono, Callara

pacmania: Lasignora, Gaddo, Bonetti, Tinaro, Lefonce

marcatori palma: Cirello, Robbiello, Mono, Montelli, Callara (2), bonetti(aut)

marcatori pacmania:  Bonetti, Tinaro, Lasignora, Lefonce



postato da: montelli alle ore 17:51 | Permalink | commenti (11)
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