Noi Beppe loro Franco. Che Franco avesse più classe non si può negare, ma come diceva il “poeta” un giocatore non si vede solo dalla classe ma “dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia”. E dalla generosità, che a Beppe non è mai mancata. D'accordo, Franco era più bravo, più elegante nei movimenti, persino più bello, ammesso che questo conti qualcosa. Ma il calcio è fatto di tanti di ruoli, e comandare una difesa a zona non è in sè più onorevole o più utile che fare legna a centrocampo, correre, spezzare il gioco e far ripartire l'azione, uno sporco lavoro “che qualcuno dovrà pur fare”. E Beppe lo faceva, altrochè se lo faceva. E se è vero che Franco nella sua carriera ha toccato vertici che il fratello neanche immaginava, è altrettanto vero che si è distinto anche per episodi poco edificanti; il braccio perennemente alzato che induceva, spesso con successo, gli arbitri a fischiare fuorigioco che ci fosse o meno; falli, a volte cattivi, sopratutto con l'avanzare dell'età; per non parlare poi del famoso rigore realizzato contro l'Atalanta (non lo conoscete? Se volete ve ne posso parlare...).
Ma è una volta che i due hanno concluso la loro carriera da calciatori che Beppe si è preso la sua personalissima rivincita con il fratello. Entrato nei ranghi dell'Inter ha servito la causa nerazzurra nel suo stile, cioè in silenzio e con dedizione. Fino al suo ruolo più recente, quello di allenatore in seconda della prima squadra, grazie anche al tecnico portoghese che gli ha lasciato spazio in diverse occasioni. Beppe svolge il suo compito con estrema diligenza e professionalità. I capelli oramai sono brizzolati e gli occhiali contribuiscono a conferirgli autorità, rendendolo anche più bello ed elegante di quando calcava i campi di gioco.
Pure Franco, dopo aver appeso le scarpette al fatidico chiodo, è rimasto nella sua società. Prima come dirigente, poi come allenatore di formazioni giovanili, poi di nuovo come dirigente, me sempre ai margini del giro che conta. Fa un po' impressione vedere la differenza fra l'immensa fama da giocatore e la modestia delle sue attuali mansioni. Nel frattempo anche qualche guaio con la giustizia: nel 2004 il coinvolgimento per in un inchiesta su usura e riciclaggio, nel 2005 una condanna per truffa sulla vendita di quadri. E, ora che ha perso anche i capelli, sembra anche più vecchio del suo fratello maggiore.







